Dalla passione alla missione: intervista ad Adria Vattuone

Membro laico della località di Roma, Adria ci racconta come ha visto il Regnum Christi  evolversi, tra apostolato per le famiglie e la bellezza di servire insieme, fino all’attuale esperienza del Collegio direttivo locale.

A cura della Redazione

Quando e come hai conosciuto il Regnum Christi?

Tutto è iniziato quando avevo circa 18 anni e dissi a mio fratello Lauro, sacerdote Legionario che volevo fare qualcosa di più nella mia vita; non mi bastava andare alla S. Messa la domenica, sentivo qualcosa dentro che mi chiamava a donarmi. Lui mi propose di partecipare con altre ragazze a degli “Incontri con Cristo”: lì scoprii quanto fosse bello parlare di Gesù con naturalezza, farlo diventare un amico inseparabile e condividere una “passione” che sarebbe diventata, pian piano, una “missione”.

In questi anni di vita nel Regnum Christi, di cosa ti sei occupata?
È bello poter tornare indietro con la mente alle tante avventure vissute! Prima quelle giovanili, con i mercatini o le cene messicane al pub per autofinanziarci, i giri nelle scuole per promuovere le missioni di Gioventù Missionaria.

Poi è iniziata l’epoca della creazione di Crescere in Famiglia con Padre Michael Ryan, LC. Abbiamo preparato un progetto che mettesse al centro la famiglia in ogni sua componente, inclusi i single, avviando attività basate sulle reali necessità emerse da un questionario. Abbiamo organizzato convegni sui mass media e sulla preghiera, seminari sulla comunicazione di coppia e sull’educazione dei figli, e incontri per dirigenti scolastici e docenti sull’insegnamento della bellezza tramite la tecnologia e l’arte. Con le mie amiche d’equipe Regnum Christi continuiamo a portare avanti l’iniziativa del Rinnovo delle promesse matrimoniali e ci dedichiamo a piccole attività di raccolta fondi e promozione, come tornei di burraco o sfilate di moda.

Attualmente sei membro laico del Collegio direttivo locale di Roma e sei al tuo secondo mandato. Puoi dirci di più su questo organo? In genere siamo abituati ad avere un direttore locale, non un collegio.

L’esperienza di Roma con un Collegio si ripropone dopo diverse fasi in cui questa formula si è rivelata adatta alle molteplici esigenze della città. Roma richiede non solo un numero concreto di forze in campo, ma anche prospettive diverse che permettano di non sottovalutare alcun aspetto, fino a raggiungere una visione finale univoca. Il precedente Collegio, infatti, era formato da una Consacrata, un Legionario, un adulto e due giovani adulti, abbracciando così ogni realtà interna al Regnum Christi.

Il Collegio Direttivo (le cui funzioni coincidono con quelle del Direttore Locale) accompagna la vita e la missione delle sezioni, restando vicino a ogni responsabile affinché non si senta solo nel cammino apostolico. Cerca di creare ponti tra le varie opere e sezioni, coinvolgendo i direttori nell’elaborazione del piano triennale della località, con priorità e obiettivi volti al bene delle anime.

Adria insieme ai membri del precedente Collegio direttivo locale di Roma in carica fino ad agosto 2025; da sinistra: P. Riccardo Garzari, LC, Cecilia Motta, Barbara Giannetti e Antonio Lumia.

 

Qual è la cosa più bella di questo incarico?

È vedere come agisce lo Spirito Santo: trovare soluzioni e accordi su questioni delicate quasi senza accorgersene, come frutto della preghiera e della volontà di tutti di essere aperti alla volontà di Dio.

Quale trovi sia l’aspetto più faticoso, invece?

Se proprio devo dirlo… a volte la burocrazia interna, che potremmo snellire per aiutarci nella missione quotidiana (anche se so che c’è tutta la volontà di farlo). Ma questo è un aspetto secondario. La vera sfida è capire i reali bisogni del territorio e indirizzare le realtà apostoliche locali in quella direzione, creando una sinergia che dia risposte concrete a bisogni concreti. Il dispiacere più grande è non avere sempre le forze necessarie per rispondere a tutto; in quei momenti bisogna andare oltre lo scoraggiamento e preparare comunque progetti ambiziosi ma realisti, da realizzare a piccoli passi.

Tuo marito e tuo figlio come vivono questo tuo impegno?

Direi che ci sono abituati! È stato mio marito, quando eravamo fidanzati, a incitarmi a partecipare al Regnum Christi, e nostro figlio è stato la “mascotte” di tutte le attività sulla famiglia, rendendosi utile sin da piccolo come “esperto di computer”. Certo, ora che le riunioni sono tante, cerchiamo di rispettare gli orari per non far tardi a cena e non perdere quel momento di intimità fondamentale. L’aver vissuto tante avventure insieme ha sviluppato in noi il desiderio di avere una casa aperta e di essere disponibili per chi ha bisogno: quando c’è una necessità, ci si rimbocca le maniche insieme e ci si fa una risata.

Adria insieme a suo marito Marco e suo figlio Giulio alle missioni di Settimana Santa del 2025 a Pescantina (VR).

 

Attualmente come è strutturato il lavoro nella località e quali sono le priorità per questo triennio?

Il Collegio direttivo di questo triennio — composto da Cecilia Motta, consacrata, P. Claudio García, LC e P. Luca Gallizia, LC e da me (tutti e quattro nella foto di copertina)  — mira ad accompagnare da vicino sia le opere che le sezioni. Oltre alle riunioni generali, a ogni membro del Collegio sono affidati due settori per garantire un dialogo diretto con i responsabili. Ogni questione importante viene poi discussa collegialmente. Inoltre, ogni membro ha un incarico specifico per la vita quotidiana: segreteria, comunicazione, coordinamento delle ore eucaristiche, Cristo Re etc.

Le priorità, nate dal confronto con i responsabili, sono:

  1. Pastorale familiare: proporre un accompagnamento concreto, partendo dalle famiglie vicine al Regnum Christi, con un’interazione attiva tra sezioni e opere.
  2. Apostoli in uscita: promuovere una comunità spinta da un ardente dinamismo e dal desiderio di portare Cristo nella società.
  3. Sinergia: realizzare una collaborazione effettiva tra sezioni e tra sezioni e opere.

Papa Francesco sognava una Chiesa in uscita, tu cosa sogni per la località di Roma?

Sogno una località missionaria a tutti i livelli, capace di rafforzare lo zelo apostolico. Sogno che comprendiamo che vale la pena spendersi anche per una sola anima, in qualsiasi condizione: con il fuoco missionario di un giovane, l’ardore pacato di un adulto, o anche il dolore offerto di un anziano o di un malato.

Sogno che gli sposi del Regnum Christi, a partire dalle giovani coppie, aprano le loro case — come suggeriva San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio — per ospitare a pranzo o a cena altre coppie, specialmente quelle in difficoltà economica o familiare, offrendo loro un piccolo angolo di Paradiso. Perché gli sposi sono in tre, hanno con loro Cristo, e possono aiutare a ricostruire là dove la forza del Sacramento era stata dimenticata.

C’è un passaggio della Scrittura a te particolarmente caro che ti guida nel tuo apostolato?

In realtà non c’è un unico passo, perché la mia vita è un cammino e spesso il Signore mi ha parlato tramite un’amica, in equipe o a casa, dandomi ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Sicuramente, però, il brano della casa fondata sulla roccia è fondamentale. Non solo l’abbiamo scelto per il nostro matrimonio, ma mi guida nella perseveranza: indica l’importanza di non smettere mai di crescere, aggiungendo sempre nuovi tasselli per rendere le basi sicure, offrendo il proprio servizio in totale abbandono a Cristo, senza cercare i primi posti.

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